ll ducato di Bracciano, un tempo di proprietà degli Orsini, fu acquistato, nel 1696, dal Principe Livio I Odescalchi, per 386.300 scudi.
Questi, per migliorare e per beneficare gli abitanti di Bracciano, costruì un grande acquedotto, che da Manziana portava l’acqua nel paese. Successivamente e fino al 1887 il ducato fu amministrato dal Principe Livio III, che condusse l’azienda come tutte le altre della campagna Romana, vale a dire con il sistema dell’affitto.

I quarti aperti erano seminati a cereali, per metà dell’anno, dagli agricoltori del luogo e gli altri due quarti, come pure tutti i terreni liberi, erano affittati per pascolo e falce. Un’agricoltura impoverente, da isterilire sempre di più il suolo.
Le macchie erano affittate a degli speculatori, che cercavano di trarne il maggior profitto, senza crearne la conservazione.

Tali erano le condizioni del Ducato quando, nel 1887, per la morte della Principessa madre, Sofia Branicka, lo ereditò il primogenito Don Baldassarre.

Iniziarono i miglioramenti agrari che coinvolsero tutto il Ducato suddividendo le aree per la coltivazione di vigne, uliveti, frutteti e gelsi e per gli allevamenti di cavalli. Quest’ultimi, furono seguiti con grande interesse e passione dal Principe, sapendo che nella provincia Romana, da tempo, si faceva solo l’allevamento allo stato brado che deteriorandosi, diminuiva la produzione, egli rivolse la sua attività al miglioramento della razza equina e cercò di avere dei buoni prodotti di mezzo e di tre quarti di sangue Inglese, nell’intento di formare un cavallo di lusso ed insieme adatto per gli ufficiali del nostro Esercito.

Per riuscire a ciò non risparmiò ne studi ne spese per la costruzione delle Scuderie Odescalchi e per l’acquisto di stalloni e fattrici, di puro sangue, provenienti dai migliori allevamenti.